Un giovane artista della nuova avanguardia della canzone napoletana, pronipote del “principe” Totò, compie un passo ardito ma di sicuro nelle sue corde, il recupero della tradizione partenopea a cui appartiene per trasformarla in una musica in bilico «tra Murolo, Tenco e Jeff Buckley»
Uno bellissimo lavoro di incroci, di linguaggi molto diversi tra loro, un contorno di elettronica e le inflessioni arabe delle melodie, per testi in napoletano su uno stile vocale incredibilmente virtuoso.
Un pò di info per conoscerlo meglio:
Guido Maria Grillo nasce a Salerno e si laurea in Filosofia. È musicista, cantautore, autore per il teatro e scrittore; dal 2009 ad oggi, ha pubblicato tre album, un EP e un singolo (Startup/Warner Music). Ha collaborato con Levante, Musica Nuda, Cristiano Godano, Paolo Benvegnù ed aperto concerti di Rufus Wainwright, Anna Calvi, Avion Travel, Marlene Kuntz, Musica Nuda, Paolo Jannacci, Niccolò Fabi, Levante ed altri.
Nel 2011 è stato ospite al Premio Tenco per la presentazione della compilation Come fiori in mare. E’ vincitore del Premio Bruno Lauzi 2017. Nel 2015 ha debuttato, al Piccolo Auditorium di Cagliari, La Maledizione dei puri – Se Pasolini e De Andre, spettacolo di e con Francesca Falchi e Guido Maria Grillo, prodotto da Origamundi Teatro/L’eccezione. Nel 2017 ha pubblicato il suo primo libro, Questa nostra guerra, edito da Les Flaneurs Edizioni.
Le prime recensioni sul nuovo lavoro:
“…Niente che si sia sentito in Italia negli ultimi 10 anni almeno”. (Shiver)
“…La prova che i capolavori nascono ancora” (Wall Street International)
“…Un artista davvero una spanna sopra molti per abilità e contenuti”. (Ukizero)
“…Catarsi spinta verso eteree e celestiali altezze” (Sentireascoltare)
“…un lavoro sontuoso” (Parallel vision)
“…un disco struggente e meraviglioso che suona come qualcosa di oggi assolutamente unico ed inimitabile” (Nonsensemag)
“…Il suo talento vocale è indiscutibile e tutto può permettersi” (Lost Highways)
Estratti di recensioni dei dischi precedenti.
“Dovremmo tenercelo stretto.” Alessandro Besselva Averame (IL MUCCHIO)
“La voce di Grillo si staglia su orchestrazioni complesse e umbratili come sospesa in bilico tra Jeff Buckley e De Andrè” Simone Bardazzi (ROCKERILLA)
“Vocalità flautata, arrangiamenti ricchi e solenni. Da prendere maledettamente sul serio.” Enrico Veronese (BLOW UP)
“Introspettivo. Oscuro. Maledetto. Onirico. Luccicante” Vladimiro Vacca (LOST HIGHWAYS)
“Voce angelica che oscilla tra Jeff Buckley e Rufus Wainwright” Cristian Zaffaroni (SHIVER)
“Elegante malinconia. Decadentismo lirico” Marco Salvador (ROCKSHOCK)